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Aquile della Repubblica, quando attore si vende a dittatura
In sala il terzo capitolo della trilogia del Cairo di Saleh
(di Francesco Gallo) Inizia come una commedia e finisce con i mitra, ma comunque diverte e fa pensare questo terzo capitolo della trilogia sull'Egitto della primavera post-araba dello svedese di padre egiziano Tarik Saleh, dal titolo 'Le aquile della Repubblica', già in concorso a Cannes e ora in sala dal 5 febbraio con Movies Inspired. Protagonista il bravissimo Fares Fares, attore feticcio di Saleh, che interpreta George Fahmy celebre star egiziana denominata il 'Faraone dello schermo', un personaggio che ricorda molto quelli spesso cialtroneschi della commedia all'italiana che, come tutti, ha qualcosa da nascondere a un regime che se vuole colpisce chiunque. Intanto il dinoccolato Fahmy non è affatto religioso ed è poi anche separato dalla moglie da cui ha avuto un figlio adolescente. Infine l'uomo frequenta una ragazza, Donya, che potrebbe essere benissimo sua figlia. Una relazione, la sua, che ha come irrinunciabile volano viagra e Cialis: bellissima la scena di quando va a comprare la pillola blu mascherato alla meglio e il farmacista non solo lo riconosce, ma gli chiede anche un selfie mentre gli promette prestazioni da "obelisco faraonico". Così quando Fahmy viene invitato a partecipare a un film di propaganda governativa, appunto 'Le aquile della Repubblica' nei panni del Presidente Abdel Fattah al-Sisi, non può certo dire no. Si ritrova cosi improvvisamente immerso nel cuore più oscuro e impenetrabile del potere dove diventa un burattino nelle mani di tutti. A complicare il tutto sul set conosce Suzanne, la bella moglie di un ministro del regime, una donna enigmatica, magnetica e pericolosa dalla quale si lascia travolgere, cosa che lo espone più che mai, ma i pericoli arriveranno per lui da qualcosa che non poteva prevedere. In questo capitolo finale della trilogia del Cairo, il regista continua con coraggio con le critiche all'élite politica e religiosa dell'Egitto, come aveva già fatto in 'The Nile Hilton Incident' e 'Walad Min Al Janna' (Boy From Heaven). "George rappresenta tutti noi - dice il regista -. Siamo tutti attori, recitiamo un ruolo nella nostra vita e se qualcuno ci smaschera è molto doloroso e ci sentiamo esposti. Ma probabilmente farei la stessa cosa di George, nel film resta il personaggio con cui mi identifico di più". Lo stile di questo film? "È un noir sulla falsariga di Viale del tramonto di Billy Wilder. Mi sono ispirato a quella tradizione di registi europei che avevano assistito agli orrori del fascismo nel Vecchio Continente e che poi emigrarono negli Stati Uniti per realizzare questi film. Potrebbero esserci anche elementi di Topaz di Alfred Hitchcock. Ma non faccio mai film così direttamente referenziali come quelli che amo dei fratelli Coen". Accanto a Fares, Tarik Saleh sceglie due attrici francesi: Zineb Triki e Lyna Khoudri. Amr Waked, infine, completa il cast nel ruolo del Dr. Mansour, un personaggio immaginario che è il braccio destro del presidente Al-Sisi.
G.P.Martin--AT
