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Coveri (Crusca), 'nei testi di Sanremo medietà senza picchi'
"Un festival prudente, senza picchi. Il mio voto medio? Tra il 6 e il 7"
(di Angela Majoli) Un festival "prudente, medio, normalizzato, che non vuole spaventare nessuno, senza picchi in alto né in basso": è il giudizio, "a una prima lettura dei testi", sulle canzoni in gara a Sanremo formulato da Lorenzo Coveri, già professore ordinario di Linguistica italiana nell'Università di Genova e accademico corrispondente della Crusca, tra i massimi studiosi della lingua della canzone italiana. "Che lingua fa a Sanremo? Il mio voto generale, in media, è tra il 6 e il 7: non ho trovato nessun testo che mi abbia fatto saltare sulla sedia per l'originalità", spiega all'ANSA Coveri, che da anni condensa la sua analisi linguistica dei brani in schede pubblicate sul magazine web Mente Locale e sul profilo Instagram dell'Accademia della Crusca. "Da un lato è rimasto qualche cascame della vecchia canzone: molti usano le rime, le inversioni, giocano con le assonanze in monosillabi come 'me, te', sai', fai', anche se in modo ironico. C'è poi la corrente cantautorale, che si confronta con il linguaggio poetico o almeno para poetico, direi di desiderio o attesa di poesia: su 30 canzoni, almeno 20 si rivolgono a un 'tu' indefinito, di solito l'amante, un grande classico di tutta la poesia del '900. E ci sono tante metafore, traslati, forme figurate, alcune originali, ma altre banali. E poi c'è il rap, un rap che si porta dietro però un po' di tradizione della canzone d'autore". L'altra tendenza che emerge, secondo lo studioso, "è inserire nel linguaggio della canzone il parlato quotidiano, le espressioni colloquiali. I dialettismi sono solo un paio, pochissime anche le parolacce, i disfemismi: 'fottere' o 'fottuto' compaiono due volte, l'anno scorso erano quattro o cinque". Insomma, "non c'è grande trasgressione: anche le Bambole di Pezza, che sulla carta promettevano molto con il loro punk rock, hanno un testo tranquillo. In linea con il Sanremo di Carlo Conti". Quanto alle parole straniere, "c'è qualche anglismo di routine, baby, feeling, niente di speciale. Si notano Elettra Laborghini con qualche parola in francese, bagarre, voilà, e Samurai Jay, con due o tre battute in spagnolo, come una noche de sexo". Un elemento interessante, a giudizio di Coveri, "è l'intertestualità: ci sono tantissime citazioni di canzoni, da Andamento lento' a 'Resta con me', che richiama 'Resta cu 'mme', canzone napoletana anni '60, titolo poi ripreso da Pino Daniele. Al top gli echi di Mogol e Battisti, ma anche Battiato, De Gregori, Dalla. Importante - sottolinea - è leggere, sotto i titoli, che i testi sono degli autori, da Pacifico e Davide Petrella. Spesso si mettono in sette o otto per tirar fuori un brano: è lecito aspettarsi la Divina Commedia - prosegue sul filo dell'ironia - ma poi non c'è. Quest'anno comunque è meno evidente la tendenza dell'anno scorso, quando dietro i brani c'erano sempre le stesse firme, in un continuo scambio". In evidenza anche "le citazioni pop, dai marchi come Valentino, ai personaggi come Cannavaro o Berlusconi, citato indirettamente da Sayf con 'l'Italia è il paese che amo', ma anche Tenco, 'morto qui vicino'. Ed è la prima volta che si abbatte un tabù e che il cantautore viene citato in un brano sanremese". Coveri è pronto a mettere i suoi voti alle canzoni, ma precisa: "Non è un dare pagelle, ma un po' un gioco, e quindi non deve diventare un dramma. A Sanremo bisogna essere leggeri: e poi la storia insegna che le canzoni che dovranno avere successo, lo avranno".
L.Adams--AT