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Fulminacci, a Sanremo tra sfiga e ironia e un nuovo album in uscita
Il cantautore duetta con Francesca Fagnani, omaggio ironico al mito Mina
(di Cinzia Conti) L'altra volta che è stato a Sanremo era - come dice lui stesso - un "bambino sperduto", era l'edizione Covid con "i tremendi palloncini al posto del pubblico, che tra l'altro sono una delle più grandi paure". Oggi Fulminacci va all'Ariston con spalle un po' più larghe e uno spirito allegro e rilassato. Grazie a "una canzone giusta perché onesta come 'Stupida sfortuna' " ma soprattutto con il quarto album in uscita, "Calcinacci" e il tour per "Palazzacci" che lo porterà tra i suoi fan. "Ho un pubblico molto fisso - dice - Non è una cosa da poco, ne vado fiero". "Stupida sfortuna - racconta - l'abbiamo scritta con Golden Years, che ha prodotto quasi tutto il mio disco e che sarà il mio direttore d'orchestra, nel giorno in cui ci siamo conosciuti. Ha avuto fin dall'inizio un arrangiamento adatto all'orchestra, non è un pezzo scritto apposta per Sanremo che è sempre un po' una forzatura, è arrivata in modo molto chiaro e non ha subito variazioni sin dall'inizio". L'album Calcinacci in uscita venerdì 13 marzo è anticipato da un divertente video social a fianco di Pietro Sermonti e sarà accompagnata da "un vero cortometraggio che racconta il disco in modo cinematografico". "È una produzione diversa dal solito, - spiega Fulminacci - suona più minimale, forse c'è meno chitarra acustica, che era una mia caratteristica principale, c'è una scrittura un po' diversa, ho ascoltato artisti diversi mentre lo scrivevo, quindi mi sono fatto influenzare da altre cose, ora passo la palla al pubblico". Tra i nuovi spunti l'ascolto di Franco Battiato: "Non faceva parte dei miei mostri sacri, l'ho capito tardi, però l'ho capito, c'è il minimalismo nel suo suono, c'è una furba ingenuità che forse ho in qualche modo rubato". In Stupida Sfortuna Fulminacci canta: "E passeranno classifiche e Sanremi / Taxi treni aerei". Quindi un po' la pressione da podio la sente? "Con la competizione non ho un rapporto, non ce l'ho mai avuto, non so se perché in realtà ci tengo e quindi voglio scappare - dice sorridendo - ma finora il mio obiettivo è quello di essere leggero e divertirmi. Per me il successo è vedere la gente ai miei concerti contenta che canta le canzoni e arrivare al maggior numero possibile di persone con una cosa che mi piace". Se poi dovesse scegliere tra vincere Sanremo o il premio della Critica non ha dubbi: "Se finisce sul podio poi devi affrontare quel momento difficilissimo dell'apertura della busta, in cui stai in tre sul palco e tutta l'Italia ti guarda, poi magari perdi, e quello è tremendo. Io tra l'altro mi sono ripromesso di manifestare tristezza e delusione e non gioia per il vincitore, nel caso in cui dovessi perdere perché penso sia una reazione più onesta!". E poi ragiona: "La posizione ideale è quinto, non appena fuori dal podio, che è triste, ma comunque senza i problemi del podio. Il premio della Critica non lo danno a me, lo daranno a qualcuno con testi seri, la mia è una canzone di sentimenti". Il duetto con Francesca Fagnani lo definisce un "amorevole e ironico omaggio a un brano che già nasce ironico senza nessuna intenzione di misurarsi con il mito". "Lei è un personaggio che stimo e di grande dignità ma anche una persona simpaticissima che è salita a bordo di questa cosa con un entusiasmo che non mi aspettavo e con uno spirito molto leggero. Abbiamo l'intenzione di fare una cosa che strizzi l'occhio al brano degli anni '70 e quindi anche televisivamente qualcosa di vintage. La tv italiana è stata di altissimo livello in quegli anni e mi piacerebbe molto rievocare quell'atmosfera. Francesca Fagnani è una figura in cui tanta gente si riconosce, sa essere austera e allo stesso tempo, magari poi lei non sarà d'accordo, anche 'materna', sa metterti a tuo agio, è anche un po' psicologa". E ancora: "Ho sempre un po' paura di toccare dei mostri sacri e quindi attraverso l'ironia un po' mi proteggo. Non sono conosciuto per le mie doti vocali ma più che altro per le canzoni che scrivo quindi mi vergogno sempre un po' a fare le cover, anche se ho tantissimi sogni nel cassetto ma non so se li realizzerò". Sulla questione Eurovision non ha dubbi: "Se avessi la grande fortuna di vincere Sanremo, dovrò affrontare questo 'lussuosissimo' problema e lo farò nel momento in cui mi capiterà". Impossibile non chiedere l'origine del suffisso "acci": "Io mi chiamo Filippo Utinacci, un cognome che ho sempre trovato orrendo e nella mia famiglia abbiamo sempre combattuto per farlo capire correttamente. La gente tende sempre a mettere una consonante prima di questa U perché trova inaccettabile che cominci così. E poi finisce con un suffisso dispregiativo, una condanna! Poi un carissimo amico di famiglia trovò una soluzione dicendo Fulminacci che è una parola che esiste, è un'esclamazione dei fumetti, una specie di parolaccia da bambini". Da lì a Palazzacci e Calcinacci è un attimo. "Calcinacci è esattamente quello che mi è successo nell'ultimo anno. Ho concluso una relazione molto importante e quindi mi trovo in mezzo alle macerie, questo disco è proprio questo: io guardo e cerco di ricostruire una casa". Ma qual è il rapporto tra il romano Fulminacci e la romanissima "sfiga": "Le piccole sfighe ce le ho tutte, cioè non vinco mai né nei giochi né nello sport, anzi spesso arrivo ultimo. Avrei dovuto scegliere - ride - questo come nome d'arte ma era già stato preso. Ma faccio il lavoro più bello del mondo e sono pieno di persone che mi vogliono bene".
P.A.Mendoza--AT