Arizona Tribune - Zerocalcare, 'insicuro da sempre, non ho ricette per la felicità'

Zerocalcare, 'insicuro da sempre, non ho ricette per la felicità'
Zerocalcare, 'insicuro da sempre, non ho ricette per la felicità'

Zerocalcare, 'insicuro da sempre, non ho ricette per la felicità'

A Giffoni: "Questo mondo senza è orizzonti. Ai timidi dico: abbiate amici intraprendenti"

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(dell'inviata Cinzia Conti) "Io evidentemente sono una persona impicciata, lo sono sempre stato e le storie che racconto parlano proprio di questi impicci qua. E quello su cui si agganciano i pischelli che incontro è esattamente questo, il senso di inadeguatezza, di insicurezza, di fragilità, eccetera. E quindi in realtà poi mi trovo spesso a non sapere che rispondere, nel senso che qualcuno pensa che siccome parlo di queste cose, abbia in mano, non so, o più conoscenza o le risposte. Ma non ho nessuna idea, non ho nessun consiglio da dare, perché altrimenti se avessi dei consigli starei molto meglio di dove sto...". Zerocalcare con la sua solita franchezza romana prova a sottrarsi, ma non c'è niente da fare: il suo è uno degli incontri più gremiti a Giffoni. E i ragazzi di domande gliene fanno davvero tantissime. Perché nei suoi lavori e nella sua creatività c'è davvero tutto o moltissimo di quello che serve a chi si affaccia alla vita e questo mondo un po' storto ha la forza e la voglia di raddrizzarlo: l'insicurezza sì, ma anche l'impegno civile e la narrazione di una politica che non si distoglie da quella della storia. E ancora la memoria da coltivare (vedi il G8 di Genova), i conflitti accesi negli angoli del mondo. L'autore di Due Spicci, la serie animata targata Netflix che chiude la trilogia iniziata con Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo racconta quali sono state le scintille che lo hanno portato dove è adesso. Zerocalcare suggerisce Les Lascars, una serie di corti ambientati nelle banlieue francesi che lo hanno letteralmente folgorato. "Ho sempre prestato attenzione alle storie degli ultimi - ha detto - Uso il mio linguaggio per spingere la gente a interessarsi a tematiche che sono distanti da loro. Viviamo in un tempo in cui non ci sono orizzonti a cui guardare. Gli anni Settanta erano diversi, ma forse anche in quel caso c'erano troppe lenti di fascinazione. Di sicuro ora è crollato tutto". Una delle domande è sull'influenza della cultura punk: "Mi ha influenzato un botto - sottolinea -. La regola base è do it yourself, cioè le cose fattele da solo e non c'è neppure bisogno che siano perfette". C'è poi il rischio di essere frainteso: "Penso di essere molto didascalico. E sinceramente l'idea di essere frainteso mi terrorizza, per questo penso con cura ad ogni sillaba e provo a perimetrare il mio messaggio. Questo rappresenta un danno da un punto di vista artistico, perché va sempre lasciato un margine di interpretazione per il lettore. Ma nel mio caso è anche difficile distinguere l'opera dal personaggio". Zerocalcare ribadisce: "Vivo un grande senso di frustrazione. Sono stato educato e sono cresciuto ispirato da valori alti e da una spinta all'azione. Questo si evince da parte dei miei lavori. Essere felici è impossibile? Non ne ho idea. Mi sono sempre dato un alibi per giustificare perché non ero felice. Ho inseguito l'altrove, l'irrisolto, l'ansia. Al vuoto si sopravvive, ma vi invito a capirne i motivi il prima possibile". Poi ci sono la questione curda, la Palestina, la coscienza antifascista, la potenza della lettura come strumento per acquisire consapevolezza. E i progetti per il futuro? "Per ora prendo fiato dopo Due spicci". Infine il suo consiglio a tutti i timidi: "Quando ero ragazzino, se arrivava mia madre oppure un amico, coprivo sempre il foglio e non volevo fargli vedere quello che disegnavo, il mio consiglio a un ragazzo timido che non riesce a portare avanti un suo progetto, una sua aspirazione gli direi di circondarsi di persone intraprendenti. Nel senso che a me è stato questo quello che ha fatto differenza. Io non avevo coraggio di mandare la roba mia e un mio amico l'ha mandata al posto mio a un editore. Ma questo vale per tutto nella vita: io non sono uno che fa succedere le cose".

D.Lopez--AT