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Sul podcast Sette Vite, non nomina il sovrintendente ma dice 'doveva preparare il terreno'
"Il problema è stata una mancanza, mi chiedo se voluta, di lavoro e di preparazione da parte del sovrintendente perché doveva sedersi al tavolo con le maestranze, gli orchestrali, il coro, tutti i lavoratori, doveva preparare il terreno al mio arrivo a tutti gli effetti. Questo lavoro non è stato fatto. Tutto ha preso questa dimensione puramente politica". Beatrice Venezi, che sarebbe dovuta diventare da ottobre 2026 direttrice musicale del Teatro La Fenice, si sfoga sulla fine del suo rapporto con il Gran Teatro veneziano, in un'intervista al podcast Sette Vite di Hoara Borselli senza fare mai il nome del sovrintendente Nicola Colabianchi. "Se fossi stata di sinistra non sarei stata toccata. C'è anche un tema di genere. Sarei stata la prima donna alla Fenice a coprire quel ruolo" dice Venezi che dopo sette mesi di polemiche manifesta tutta la sua delusione. "Hanno messo il cappello in testa ad un'artista" afferma. "Non solo ho dichiarato simpatia per la Meloni, ma anche il fatto di non aver dichiarato la mia simpatia per il solito circoletto è sicuramente stato un motivo di svantaggio e, onestamente, non risalirei sul palco di Atreju" sottolinea. In un altro passaggio, in cui Borselli le chiede come abbia saputo di esser stata estromessa, licenziata, Venezi risponde: "dall'ANSA. Se il problema fosse stata la mia dichiarazione sul quotidiano argentino La Nation mi avrebbero detto fai una rettifica, dimettiti, non è stato fatto nulla di tutto questo. Su quel giornale dicevo che non vengo da una famiglia di musicisti e che chi viene da una genealogia di musicisti chiaramente ha un vantaggio competitivo, come avviene in altri settori, non solo della musica". "Pare, me lo hanno riferito, non ho le prove, che il comunicato sia partito dal ministero e non dal Teatro la Fenice. Il ministro Giuli non ha contrastato il mio licenziamento. Anche le mie esternazioni di supporto a Buttafuoco con tutto quello che è successo alla Biennale non gli sono proprio piaciute. Il ministro non ha fatto nulla in tutti questi sette mesi, in una situazione così grave. I musicisti della Fenice, che sono dipendenti del Teatro, hanno manifestato, lanciato volantini e fatto proclami dal palcoscenico e non hanno mai ricevuto una lettera di richiamo. Non c'è mai stata nessuna situazione di tutela da parte della Fondazione nei miei confronti. Se io fossi stata il ministro come minimo sarei andata a Venezia o avrei convocato a Roma le persone di riferimento delle maestranze per discutere della faccenda. Invece questo si è protratto per sette mesi senza che il ministro ci avesse mai messo la faccia" racconta Venezi. Perché non ti sei dimessa prima? "Perché mi chiedevano di restare. Tutti quelli che leggevano in questa situazione un possibile risvolto politico in un senso o nell'altro mi dicevano di resistere, salvo poi essere lasciata in mezzo al guado". Cosa ti ha lasciato dentro questa vicenda? ''Mi sono mossa con un po' di avvocati che seguono la cosa perché ci sono vari aspetti che devono essere curati, anche l'aspetto penale, anche il mobbing mediatico è importante. Adesso è arrivato il momento di controbattere e far valere la ragione. Purtroppo ho un forte senso della giustizia, lo faccio per ristabilire la verità. Chi si maschera certe colpe le deve pagare per quello che fa". Il sovrintendete ha detto che non c'era alcun contratto firmato, ricorda in un altro passaggio dell'intervista Borselli. "Mi fa molto ridere che lo abbia detto. La mia nomina è stata ratificata dal Consiglio d'indirizzo. Se non avesse mai firmato un contratto sarebbe grave. Ma allora cosa era una truffa?". Impegni nel futuro immediato? "Tanto lavoro con gli avvocati e impegni nei paesi dell'Est, torno finalmente in Russia".
W.Nelson--AT