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Franco Nero, nessuna nostalgia, devo fare ancora tanti film
"Odio le serie tv e ho scritto una canzone per i bambini di Gaza"
"Altro che fine carriera, devo fare ancora tanti film così di nostalgia ne parleremo un'altra volta. La donna più importante della mia vita? Vanessa Redgrave la madre dei miei figli". Così Franco Nero, 83 anni e più di 250 film alle spalle, si racconta con spontaneità al Festival di Taormina e parla del suo rapporto con le serie tv, la tragedia di Gaza, gli eroi interpretati al cinema e tanto altro. C'è un personaggio storico che avrebbe voluto interpretare e che invece non ha mai avuto occasione di portare sullo schermo? "Ho avuto la fortuna di interpretare gli eroi di tante nazioni. In Italia ho fatto Garibaldi, in Ungheria Arpad, in Jugoslavia un altro eroe nazionale: Banovic Strahinja. L'unico che mi proposero e che non sono riuscito a interpretare fu Atatürk, andai allora perfino a Istanbul a parlarne con il governo turco. Mi dissero che avevo la faccia giusta per il personaggio, ma quando nel cinema entrano troppo la politica e i governi spesso i progetti non si realizzano". Come mai nella sua carriera ha alternato cinema d'autore e popolare? "È stata una scelta precisa. Facevo un western e poi un film di Elio Petri, un altro western e poi uno di Florestano Vancini, di Damiano Damiani, di Luis Buñuel, di Chabrol. Ho cambiato continuamente. Avrei potuto fare una carriera diversa se mi fossi concentrato soltanto sui film commerciali. Un esempio: mi offrirono il ruolo di Lo chiamavano Trinità, che poi fece la fortuna di Terence Hill, mi offrirono anche La Piovra, ma io non volevo fare televisione. Le guarda le serie tv? "No, le detesto, non guardo piattaforme, guardo solo i film. In tv guardo soprattutto lo sport. Seguo il calcio, il tennis, la boxe, praticamente tutti gli sport. E poi il telegiornale, per tenermi informato". Cosa pensa di quello che accade oggi? "Siamo in un momento di guerra. Prima Putin e l'Ucraina, poi Netanyahu e Gaza, e ora l'Iran. Migliaia, migliaia, migliaia di palestinesi massacrati. Ventitremila bambini. Tanto che ho scritto una canzone durante un viaggio Roma-Milano in treno con il mio sceneggiatore di fiducia. La canzone si intitola Un mare di piccoli lenzuoli bianchi, ovvero i lenzuoli usati per coprire i corpi dei bambini morti. Sono molto orgoglioso di averla fatta. Ho chiesto a qualche cantante di cantarla, ma hanno paura. Vogliono fare le loro canzonette, non esporsi politicamente". Oggi che cosa le fa più paura? "Le malattie, la sofferenza. Se uno ha un incidente o muore è una cosa, ma la sofferenza prolungata è ciò che temo di più". Cosa la caratterizza maggiormente? "Sono un eterno bambino e ne sono orgoglioso. Quando qualcuno me lo dice non mi offendo, anzi, mi fa piacere. Lo sono in tutto, nei rapporti con gli altri, nel modo di affrontare la vita, nelle relazioni. Credo sia una caratteristica che mi accompagna da sempre".
T.Wright--AT