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Borghi, al cinema cerco le emozioni di ET da bambino
Attore è il Bey di Algeri ne 'Il prigioniero' di Amenabar
(di Francesco Gallo) "Quando ho visto 'ET' da bambino ho provato una gamma di emozioni incredibili, mi è capitato poi lo stesso con i 'Goonies' e 'Toy Story'. C'è l'impazienza che si spengano le luci e poi, dopo il film, esci un bambino diverso da come sei entrato". Così oggi a Roma Alessandro Borghi, interprete del Bey di Algeri ne" Il prigioniero', film scritto e diretto da Alejandro Amenabar con Julio Pen in sala da domani con Lucky Red, parla del suo rapporto con il cinema. E oggi? Borghi non nasconde una certa crisi: "Mi sento sempre alla ricerca di sensazioni che non riesco a replicare. Alcune cose delle gestione dei set mi sono venute a noia e poi mi faccio tante domande sul pubblico: cosa vuole davvero, perché non va più in sala? Facciamo film per loro, per noi o per chi? Insomma ancora mi ricordo la bella sensazione di quando giravo 'Otto montagne'. Un piano b? Non ne ho mai avuti: per me conta di più fare una passeggiata con Irene e nostro figlio Heima, è lui il mio faro". Che la storia più bella di un cantastorie, di un grande scrittore come Miguel de Cervantes autore de 'Il Don Chisciotte', sia proprio la sua è il paradosso e anche il tema centrale de 'Il prigioniero'. Siamo nel 1575 ad Algeri e Miguel de Cervantes (Julio Peña) è solo un soldato ventottenne della Marina spagnola, ferito in battaglia e tenuto prigioniero dai corsari ottomani. Una morte crudele lo attende, se i suoi compatrioti non riusciranno presto a pagare il riscatto; ma, tra le mura della sua cella, Cervantes scopre un rifugio inaspettato: l'arte del racconto. Intessute di resilienza e speranza, le sue storie incantano i compagni di prigionia e attirano l'attenzione di Hasan (Alessandro Borghi), il fascinoso e temuto Bey di Algeri, dando vita ad un legame segreto tra carceriere e prigioniero fatto di letteratura. Cervantes sopravvive grazie alle sue a altrui storie raccontate al Bey di Algeri. E questo fino ad un audace piano di fuga. "Questo film è un tributo a quel legame affascinante, quasi sacro, che unisce autore e pubblico, un legame che il suo protagonista, Miguel de Cervantes, aveva compreso alla perfezione. Raccontare la storia di uno dei più grandi narratori di tutti i tempi è stata una sfida narrativa che si è trasformata poi in una delle esperienze più personali della mia carriera. Parliamo dell'autore che ha concepito il romanzo più famoso della letteratura. Sarebbe possibile distillare qualcosa di quel mondo e farlo scorrere attraverso la sua stessa vita? È la domanda che mi sono posto qualche anno fa. La risposta è arrivata rapidamente, e l'ho trovata proprio in Don Chisciotte, tra le cui pagine si racconta la drammatica prigionia ad Algeri di un soldato". Nel film anche la delicata relazione amorosa tra Cervantes e Hasan: "È bello vedere in questo film come l'oscurantismo del mondo cristiano di Cervantes si imbatta con la libertà sessuale dell'Algeri di allora. Come si vede - conclude Amenabar - è tutto relativo, oggi sarebbe il contrario".
D.Johnson--AT