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I Dardenne tornano a Cannes con un inno alla maternità
I registi belgi hanno girato in un vero centro accoglienza
'Jeunes Mères - La maison maternelle' dei fratelli Dardenne è un piccolo miracolo: come avranno fatto mai due registi uomini ad entrare così dentro la maternità, l'essere madre? Ultimo film in concorso in questa 78/ma edizione del Festival di Cannes che chiude domani, in cui sembra valere la regola evangelica "gli ultimi saranno i primi", i due fratelli belgi ci portano con grande naturalezza in un vero centro di accoglienza per giovani madri ad incontrare le storie autentiche di Jessica, Perla, Julie, Naïma e Ariane, interpretate dalle bravissime Babette Verbeek, Elsa Houben, Janaina Halloy Fokan, Lucie Laruelle e Samia Hilmi. Al centro del film, tutte storie di ragazze cresciute in circostanze difficili, persone ai margini che lottano per ottenere una vita migliore per sé e per i propri figli. E se vale la regola che non c'è miglior sceneggiatore di quello che propone la realtà, i racconti delle protagoniste commuovono due volte e senza nessun ammiccamento, sottolineatura da parte dei Dardenne che a Cannes hanno ottenuto già due Palme d'oro ('Rosetta' nel 1999 e 'L'enfant nel 2005). Quali sono le problematiche di questo film che sarà distribuito in Italia da Bim in associazione con Lucky Red? Troviamo fidanzati in fuga di fronte alla maternità; madri che non vogliono partorire o che preferiscono affidare il figlio per farlo vivere in quel benessere che loro non potrebbero mai offrire: in questo caso l'ultimo sguardo di una madre a un figlio che non vedrà mai più è straziante. Ma la scena più drammatica di 'Jeunes Mères' è il primo incontro di una donna adottata con la madre biologica. La prima bussa alla porta, apre un'anziana signora, si guardano a lungo e poi tra loro succede qualcosa, una magia: si abbracciano a lungo e piangono.
O.Brown--AT
