Arizona Tribune - Tumore del fegato, dall'immunoterapia nuove speranze anche nelle fasi avanzate

Tumore del fegato, dall'immunoterapia nuove speranze anche nelle fasi avanzate
Tumore del fegato, dall'immunoterapia nuove speranze anche nelle fasi avanzate

Tumore del fegato, dall'immunoterapia nuove speranze anche nelle fasi avanzate

Per il futuro preoccupano fattori metabolici, diabete triplica il rischio

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Un regime di immunoterapia che affianca una strategia di 'innesco' del sistema immunitario a un trattamento di lungo periodo può aumentare la sopravvivenza dei pazienti con tumore del fegato (epatocarcinoma) in fase avanzata non operabile. Il trattamento, definito 'Stride' è costituito da una singola dose dei farmaci tremelimumab e durvalumab seguita da durvalumab in monoterapia e ha evidenziato un netto miglioramento dei risultati a lungo termine, con un paziente su 6 che è vivo a sei anni. È uno dei dati emerso durante un media tutorial dedicato alle nuove frontiere del trattamento del tumore del fegato tenutosi oggi a Milano. Durante l'incontro, promosso da AstraZeneca, è stato inoltre sottolineato come il regime Stride, in combinazione con lenvatinib e chemioembolizzazione transarteriosa, può offrire benefici anche nell'epatocarcinoma in stadio intermedio riducendo del 30% il rischio di progressione di malattia. "Nello studio Himalaya, il regime Stride ha consentito di ottenere una sopravvivenza a 5 anni del 19,6%; la sopravvivenza a 6 anni ha raggiunto il 17,1%, un dato mai riportato prima in uno studio di fase 3 in questo stadio di malattia", spiega Lorenza Rimassa, professore associato di Oncologia Medica all'Humanitas University. Ogni anno, in Italia, sono stimati circa 12.600 nuovi casi di tumore del fegato. "È un organo che si ammala in modo silenzioso", spiega Fabio Piscaglia, professore ordinario di Medicina Interna all'Università di Bologna. "L'infiammazione protratta nel tempo determina un danno che si manifesta solo dopo decenni ma, quando appare, di solito è irreversibile". A complicare ulteriormente il quadro, è il fatto che il più delle volte il tumore del fegato convive con altre condizioni come la cirrosi, la cui severità "condiziona la scelta terapeutica", aggiunge lo specialista. Per il futuro cresce l'attenzione ai fattori metabolici. "Nei Paesi occidentali il fattore di rischio destinato a diventare preponderante è la Masld, condizione epatosteatosica correlata alla sindrome metabolica, legata a sovrappeso, obesità e diabete di tipo 2, quest'ultimo capace di triplicare il rischio di epatocarcinoma", conclude Paola Pantanetti, responsabile Diabetologia Asl Fermo. Perciò "è importante curare non solo il fegato, ma anche le comorbidità presenti, come diabete e dislipidemia".

F.Wilson--AT