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L'orticaria cronica spontanea costa ai pazienti oltre 4mila euro all'anno
Tra giornate lavorative perse e produttività ridotta. Lo studio di Novartis e Arco
Prurito, pomfi sulla pelle e un decorso imprevedibile: sono oltre 190.000 mila gli italiani che vivono con l'orticaria cronica spontanea nelle sue forme moderate e gravi, una malattia infiammatoria di origine autoimmune che pesa sulla qualità di vita dei pazienti che convivono con disturbi del sonno, ansia, depressione e affrontano ostacoli quotidiani nel lavoro e nella socialità. In aggiunta a questi disagi, ci sono anche i costi economici: ogni anno le spese indirette legate all'orticaria cronica spontanea raggiungono in media i 4.200 euro per paziente e per le forme più gravi arrivano ai 5.200 euro, dovuti in buona parte alla perdita di giornate lavorative (50%) e a una produttività ridotta (63%) a causa dei sintomi debilitanti della patologia. A svelare questi dati è lo studio italiano pubblicato sulla rivista Global & Regional Health Technology Assessment, che ha coinvolto 122 pazienti, di cui oltre il 70% con una forma grave di malattia e un'età media di circa 46 anni. L'analisi è stata condotta da economisti insieme all'Associazione ricerca cura dell'orticaria (Arco) e all'azienda farmaceutica Novartis. "L'orticaria cronica spontanea è caratterizzata dalla comparsa, per oltre 6 settimane, di pomfi pruriginosi, angioedema (gonfiore profondo) o entrambi, senza cause esterne note - spiega Eustachio Nettis, direttore della clinica Allergologica universitaria del Policlinico di Bari -. Il più delle volte ha un'origine autoimmune e può durare in media 3-4 anni, in alcuni casi anche decenni, con periodi di remissione seguiti da ricadute improvvise". A contribuire all'impatto socioeconomico della malattia sono anche i costi a carico dei pazienti, che secondo lo studio ammontano in media a circa 500 euro, tra visite ed esami, farmaci e altri costi. Un onere economico che si aggiunge a quello assorbito dal Servizio sanitario nazionale, stimato per 1.900 euro medi annui. "Analizzare la spesa che grava direttamente sui pazienti e su tutta la comunità diventa prioritario per comprendere a fondo il reale impatto sociale ed economico della malattia", commenta Chiara Bini, autrice principale della pubblicazione e ricercatrice presso il Ceis-Eehta, Facoltà di Economia, Università di Roma Tor Vergata. Allo stesso tempo, Elena Radaelli, Presidente di Arco, auspica che "questi dati contribuiscano a promuovere una maggiore attenzione verso i bisogni dei pazienti, che ancora oggi, in molti casi, incontrano difficoltà nel trovare risposte tempestive e adeguate". Infine, per Roberta Rondena, Country Value & Access Head di Novartis Italia "l'auspicio è che queste evidenze possano favorire un percorso condiviso tra tutti gli stakeholder, volto a ridurre il peso della malattia e migliorare concretamente la qualità di vita delle persone".
D.Johnson--AT