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Attivista Flotilla, 'dopo l'attacco al convoglio in bus scortati dai militari'
Il racconto dalla Libia di Sara Suriano che fa parte della carovana di terra della Gsf
"Tutti e sette i componenti della delegazione italiana che erano ancora rimasti in Libia stanno bene. Siamo in pullman preceduti e seguiti dalle camionette militari. Non ci è stato detto dove ci stiano portando ma abbiamo saputo dal console che siamo diretti a Misurata per il rimpatrio. Al momento i dieci detenuti non sono stati rilasciati". Lo riferisce Sara Suriano, attivista pugliese della carovana umanitaria di terra della Global Sumud Flotilla, che si trova in Libia. Il convoglio ieri pomeriggio è stato attaccato da forze militari libiche mentre era accampato in attesa del rilascio dei dieci attivisti della stessa missione, tra cui due italiani, fermati domenica. "Alcune donne sono state strattonate, colpite alla schiena, una presa per il collo, una trascinata per i piedi fuori" racconta Sara Suriano, che prosegue: "Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell'ovest nel nostro accampamento alle 18.30 - spiega -. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio di compagne e compagni, abbiamo visto arrivare delle camionette nere di militari. Erano tutti a volto coperto. Prima due, poi quattro, poi altre ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l'area, salire sui pullman e andare via. Hanno iniziato a lanciare le tende per sgomberarle. Ci urlavano di andare anche se chiedevamo solo di prendere i nostri effetti personali. C'è stato caos. La moschea, in cui alcune donne erano rimaste, è stata alla fine sgomberata col gas. Il tutto è durato sino alle 20.30 circa". L'attivista racconta anche che "un ragazzo dell'organizzazione" è rimasto "privo di sensi e si ipotizza trauma cranico perché colpito da un pugno".
D.Johnson--AT