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Livatino, 35 anni fa mafia uccideva il 'giudice giusto'
Mattarella: 'testimone valori Repubblica'. Meloni: 'un eroe'
Rigore e coerenza da una parte, profonda umanità dall'altra: fu questo il servizio reso alla magistratura da Rosario Livatino, "il giudice ragazzino" ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, primo magistrato beato nella storia della Chiesa cattolica, proclamato tale il 9 maggio 2021 dopo che le autorità vaticane hanno giudicato quel delitto commesso anche "in odio alla fede" praticata dallo stesso Livatino. Un "autentico testimone dei valori della nostra Repubblica" lo ha definito oggi, in occasione dei 35 anni dall'omicidio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sottolineando che coltivare la memoria del giudice "significa ricordare l'impegno a cui tutti siamo chiamati per affermare istituzioni a servizio della dignità della persone, contro ogni forma di criminalità". Livatino è "un eroe che non piegò mai la testa" e che "ha messo legalità e giustizia davanti alla propria vita" ha aggiunto la premier Giorgia Meloni rivendicando come il governo da lei guidato "fin dal primo momento ha combattuto la mafia". Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, l'esempio del giudice ammazzato dalla mafia, "un eroe e un santo, - lo definisce - sarà difficile da emulare". Di "giudice giusto" parla la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa fa notare che il suo ricordo "non è solo memoria ma costante richiamo all'impegno contro ogni forma di mafia".
T.Perez--AT