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Bardem, 'Trump, Putin, Netanyahu maschi tossici che causano migliaia di morti
L'attore a Cannes, 'nella lista nera di Hollywood per Gaza? Agisco seguendo la mia etica'
(dell'inviata Francesca Pierleoni) L'essere padri assenti, che abbandonano chi amano, magari per inseguire successo e potere "credo che derivi dalle origini di quella che viene definita mascolinità tossica, ovvero dall'educazione, dalla cattiva educazione che abbiamo ricevuto per secoli, e di cui anch'io faccio parte". Lo dice in conferenza stampa a Cannes Javier Bardem parlando del personaggio, un regista di fama mondiale, Esteban Martinez, che ha trascurato per anni la figlia (Victoria Luengo), interpretato in El ser querido (The beloved) di Rodrigo Sorogoyen, presentato in concorso al festival e accolto da lunghi applausi. . "Ho 57 anni e vengo da un paese molto maschilista chiamato Spagna, dove in media due donne vengono uccise ogni mese dai loro ex mariti o ex fidanzati, il che è orribile - spiega -. Il numero di donne assassinate è incredibile. E in un certo senso lo abbiamo normalizzato, ed è terribile. Siamo completamente pazzi? Stiamo uccidendo donne perché alcuni uomini pensano di possederle? Di esserne proprietari?". Secondo l'attore, "questo problema riguarda anche il signor Trump, il signor Putin e il signor Netanyahu: per mostrare chi ha gli attributi più grossi dicono 'ti bombarderò fino a farti fuori'. È un fottuto comportamento maschile tossico che sta creando migliaia di morti". Di tutto questo è importante parlare, "e per fortuna, ne siamo più consapevoli. Perché forse vent'anni fa era qualcosa non si sarebbe considerato questo problema. Credo che questo film parli proprio di questo. Ed è un bene che nella storia ci siano tre persone che dicono di no a Esteban e sono tre donne". Puntuali arrivano domande anche su un tema di cui si è discusso negli ultimi giorni, dopo le parole dello sceneggiatore Paul Laverty, giurato a Cannes, sull'esistenza di una sorta di lista nera di Hollywood, per le star, Bardem compreso, che denunciano quanto accaduto a Gaza: la paura che per il suo impegno possa perdere dei lavori a cui tiene come attore "esiste, ma bisogna pur agire nonostante la paura. La cosa importante è potersi guardare allo specchio ed essere a proprio agio con la propria etica. E per me è sempre stato così, perché mia madre mi ha insegnato a essere in questo modo. Non c'è un piano B. Questo comporta delle conseguenze, e me ne assumo la responsabilità" spiega. "Devo dire che ho sentito parlare di queste conseguenze, ma come ho già detto non posso confermare queste liste nere, né fornire dettagli. Se ne avessi, le darei con nomi e cognomi, perché è doveroso denunciare chi punisce quelli che esprimono liberamente la propria condanna di un genocidio, in questo caso". Comunque, contrariamente "a quanto alcuni potrebbero pensare, è vero che sto ricevendo numerose offerte negli Stati Uniti, in Europa, in Sud America e in Spagna. Il che mi fa pensare che la narrazione stia cambiando e che tutti noi, anche grazie a una generazione più giovane, più consapevole della situazione che vediamo direttamente sui nostri telefoni, ci stiamo rendendo conto che tutto ciò è inaccettabile, ingiustificabile e che non c'è modo di giustificare questo genocidio". Oggi tuttavia "ci stiamo muovendo sempre più verso un monopolio dell'informazione, qualcosa che stiamo vedendo anche con la potenziale fusione tra Paramount e Warner Brothers". Ci sarà "qualcuno che controlla tutto ciò che sentiamo, ascoltiamo e vediamo?" si chiede. Una manipolazione già "particolarmente evidente con la tecnologia e i social media, con il consumo frenetico, con i messaggi condensati e populisti che hanno un impatto così profondo sulle giovani generazioni. Come padre, sono preoccupato perché questo fenomeno trova chiaramente riscontro nelle reazioni dei giovani, meno interessati a comprendere, ad approfondire, a confrontare e a mettere a confronto. E questo è pericoloso; porta a un pensiero radicalizzato. In Spagna stiamo soffrendo, così come altri paesi europei e, ovviamente, gli Stati Uniti. Al momento, non credo che esista una democrazia mediatica, perché si viene puniti in base a ciò che si dice e a dove lo si dice. Quindi come possiamo risolvere questo problema? Non lo so. Da questo punto di vista, parlandone apertamente, esprimendo la nostra opinione".
A.Taylor--AT