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Weinstein a tutto campo, "non voglio morire a Rikers Island"
L'ex re di Hollywood nell'"inferno" del carcere aspetta un nuovo processo in aprile
L'intero giorno in cella, con una mezz'ora soltanto all'aperto sulla sedia a rotelle. Nessun contatto umano se non con gli agenti di custodia e gli infermieri della prigione. Due figlie che hanno cambiato il cognome e si rifiutano di parlare con lui. Questo è "l'inferno" di Rikers Island, il famigerato carcere newyorchese dove l'ex re di Hollywood Harvey Weinstein è rinchiuso in detenzione preventiva in attesa che un nuovo processo, che si aprirà il 14 aprile, tornerà a puntare i riflettori sulle accuse di abusi sessuali che da sei anni ormai lo tengono dietro le sbarre. "A Rikers Island è un inferno", ha detto Weinstein al giornalista dell'Hollywood Reporter che lo ha intervistato a tutto campo per la prima volta da quando nel 2018 sono iniziati i suoi guai giudiziari: "Era diverso quando ero nella prigione dello Stato di New York (fino al 2024 quando la prima condanna federale fu annullata per un vizio di forma ma sono partiti un processo a Los Angeles e i ricorsi in appello): mi alzavo la mattina, facevo colazione, vedevo amici, parlavo con persone. Guardavano la tv assieme". A Rikers Weinstein è da 19 mesi in isolamento per timore di azioni di altri detenuti contro di lui. "Essere una celebrità qui è un problema. Altri detenuti escono in cortile, ma io qui sono sotto assedio. Sono costantemente minacciato e deriso. Non durerò molto qui dentro", ha detto l'ex boss di Miramax che negli ultimi anni ha avuto gravi problemi di salute (diabete, un'operazione d'urgenza al cuore, la diagnosi di un cancro al midollo spinale) e che si è detto 'spaventato a morte" di fronte alla possibilità di morire in carcere: "Con tutta la vita che ho avuto e le cose che ho fatto per la società, non c'è clemenza o gentilezza nei miei confronti". Weinstein, 74 anni il 19 marzo, continua a sostenere la sua innocenza e ad affermare che le sue accusatrici sono scese in campo "perché c'erano soldi in gioco". L'ex produttore dice che "per ottenere un assegno bastava compilare un modulo in cui si diceva che le avevo aggredite". Nell'intervista Weinstein ammette di "aver fatto avance a qualcuna di queste donne senza successo, di avere forse esagerato ed essere stato troppo insistente". Al giornalista che lo conosce da anni, il premio Oscar per Shakespeare in Love dice che non avrebbe mai dovuto uscire con le donne con cui si accompagnava: "Ero sposato con una donna fantastica che non aveva idea di quello che stavo facendo. Mentivo continuamente. Ho usato impropriamente il mio staff per nascondere queste cose. Ma ho mai aggredito sessualmente una donna? No. Non l'ho mai fatto".
D.Lopez--AT