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Barbera, 'al Lido la mostruosità, metaforica e reale'
"Paradossale che 140 film italiani non siano andati in sala"
(di Francesco Gallo) "Il fil rouge del festival? Racconta le mostruosità nel senso sia metaforico che reale, dal Frankenstein di Guillermo del Toro ai dittatori del novecento di ieri e di oggi, da Mussolini a Gheddafi fino a Putin e anche le mostruosità delle guerre a cui assistiamo oggi impotenti, dall'Ucraina fino a Gaza. Ma ci sono anche i mostri che sono tra di noi e di cui non ci rendiamo conto, persone comuni che diventano assassini senza spiegazioni, come la protagonista del film 'Elisa' di Leonardo Di Costanzo. E infine si raccontano le mostruosità dei fanatismi religiosi che soffocano certi paesi, talebani, Afghanistan, Iran e anche la minaccia nucleare come la vede Kathryn Bigelow in 'A House of Dynamite'". Così Alberto Barbera parla di questa 82/a edizione del Festival di Venezia con la stampa. Lo stato del cinema italiano? "Abbiamo selezionato in concorso molti maestri del cinema italiano che non hanno certo bisogno di presentazione, ma va detto mi sarebbe piaciuto trovare anche esordi sorprendenti, più incoraggianti, purtroppo non è stato così. Sono mancate insomma opere prime che facciano pensare a una nuovissima generazione di rincalzo". E ancora il direttore artistico del Lido sullo stato del cinema italiano: "Ci sono tantissimi film italiani dello scorso anno, una quantità enorme, che non hanno mai trovato nessuna uscita né nelle sale, né sulle piattaforme e questo è un vero fenomeno, un fatto su cui vale la pena di riflettere. Abbiamo assistito negli ultimi anni a una crescita esponenziale del numero di prodotti non pari alla capacità di una loro distribuzione, soprattutto in un momento in cui il mercato tradizionale è in sofferenza per i motivi che conosciamo. Le piattaforme poi - ha continuato - non sono certamente in grado di assorbire tutti questi titoli, ma questa non è certo una cosa nuova". Mentre sull'assenza di una regista donna tra i film italiani selezionati in concorso, sottolinea: "Il fatto è che la percentuale delle registe donne a livello europeo come a livello mondiale è ancora bassa, inferiore al 30%. Noi siamo comunque al 32% di presenza femminile nell'intera selezione, quindi siamo più o meno in linea con quello che è il cinema di oggi". Il fatto poi che molti film derivino da fatti di cronaca o libri, per Barbera "corrisponde un po' a una crisi creativa. Nel senso che il grande cinema del passato, come quello italiano anni Sessanta, aveva sceneggiatori straordinari. Uno dei problemi del cinema, lasciatemelo dire, e con questo mi attirerò come al solito l'antipatia della maggior parte di loro, è che oggi manca questo tipo di professionalità". Infine riguardo ai ventuno film in concorso, mette in guardia Barbera: "Hanno tutti una durata media di oltre due ore: sembra essere diventato uno standard. Difficile dare una spiegazione, ma forse dipende principalmente da due motivi: l'influenza del linguaggio e dei tempi delle serie e forse, in maniera magari inconscia e non dichiarata, la voglia di costruire un evento destinato a colpire la curiosità, l'attenzione dello spettatore per costringerlo a uscire di casa e andare al cinema".
A.Moore--AT