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Mondiali, centinaia di iraniani protestano contro Teheran alla vigilia della partita
Dentro lo stadio di Inglewood anche tante bandiere prerivoluzionare
Grandi bandiere iraniane con il leone e il sole al centro sventolano accanto a quelle di Israele e degli Stati Uniti. Cori contro gli ayatollah e a favore del re Reza Pahlavi e musica persiana dagli amplificatori posti su un piccolo palco su cui si alternano militanti contrari al regime islamista di Teheran. A poche ore dall'esordio dell'Iran ai Mondiali contro la Nuova Zelanda, circa 500 oppositori iraniani residenti a Los Angeles si sono dati appuntamento davanti allo stadio SoFi di Inglewood. Nei serpentoni che avanzano verso gli ingressi e i metal detector si notano - in numero assai inferiore - anche iraniani con la bandiera ufficiale della Repubblica Islamica. Qualcuno la indossa sulle spalle, altri la tengono piegata sotto il braccio. La tensione è sottotraccia, ma il contrasto dei simboli e dei sentimenti è evidente. Attorno alla gigantesca arena al sud di Los Angeles va in scena la frattura della comunità di esuli più grande del Paese. Ryan, nato qui da una famiglia iraniana, ha preso il pomeriggio libero dal lavoro per venire alla partita con quattro amici. Prima di farsi fotografare si lega una bandana nera sugli occhi. "È per i nostri fratelli e sorelle uccisi da questo regime", dice. In mano stringe la bandiera pre-rivoluzionaria che spera di portare all'interno dello stadio. "Non so come mi sentirò quando inizierà la partita - dice all'ANSA - È tutto molto dolceamaro. Amo il calcio, sarò felice se l'Iran segna. Ma non voglio che la vittoria venga usata dagli Ayatollah come propaganda". Dentro lo stadio l'atmosfera cambia. Tra le tribune quasi piene occhieggiano sia le bandiere ufficiali della Repubblica Islamica sia quelle con il leone e il sole, che il ministro dello sport iraniano aveva chieso di non fare accedere all'arena. Appena superati i controlli, un ragazzo posa per una foto con il padre e lo zio, che stringono la bandiera dell'Iran degli Scià. "La guardia me l'ha quasi ritirata, poi ha chiuso un occhio", racconta in un sospiro di sollievo e di riscatto. Si commuove: "Ce l'abbiamo fatta. La nostra vera bandiera è ai Mondiali".
W.Moreno--AT
