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Rossi l'"americano", 'ma questo calcio yankee non mi piace'
Pepito, ora vicepresidente Cosmos: 'troppo show, una buffonata'
"Non ho visto una partita di questo Mondiale per club, l'ho trovato una buffonata. Questo non è calcio". Giuseppe 'Pepito' Rossi, 30 maglie azzurre con 7 gol e una carriera frenata dagli infortuni, è sempre stato fiero delle sue origini Usa. Italoamericano di Teanek, appesi gli scarpini è tornato nel New Jersey - a pochi chilometri dallo stadio della finale di ieri - e ora a 38 anni è vicepresidente dei New York Cosmos. Ma il nuovo torneo voluto da Infantino proprio non lo affascina. "Vogliono americanizzare il calcio - dice al telefono con l'ANSA - ma lo fanno per pura ignoranza. Il calcio non e' ne' americano, ne' europeo: e' mondiale". Nel personale bilancio di Rossi, "al centro di questo lungo, lunghissimo torneo, c'e' lo show, non i giocatori che sono gli attori senza i quali il film viene male". Troppe partite, temperature esagerate ("giocare la finale sulla costa est a meta' luglio e' un'assurdità: sapete che umidità c'è qui?"), partite in orari improbabili per esigenze tv, interruzioni per il maltempo: i motivi del suo no sono tanti. "Una cosa buona, questo Mondiale, ce l'ha: aver fatto venire l'acquolina in bocca agli americani per il calcio. Ma spero che la lezione serva per il Mondiale vero, quello Usa-Canada-Messico del prossimo anno". Da poche settimane, Rossi ha cominciato una nuova avventura ai Cosmos, lo storico club che portò il soccer in Usa con Pelè e Chinaglia: e che ora, dopo esser stato salvato dalla crisi finanziaria da Rocco Commisso che ne è diventato socio di minoranza, ricomincia dalla USL, lega rivale della MLS. Rossi vuole cambiare la mentalità. "Il ceo Erik Stover mi ha aveva chiamato quando giocavo ancora, non mi sentivo pronto - spiega 'Pepito' - A convincermi, ora, sono stati il progetto di rifare del Cosmos un club professionistico e la piena libertà di capire cosa non va e come intervenire". Nella visione di Pepito, c'è anche la spiegazione del corto circuito del Mondiale appena concluso. "Il calcio Usa produce un talento ogni 4/5 anni, non e' normale con una popolazione di 200 milioni: il fatto - sostiene Rossi - e' che gli americani considerano questo sport un hobby, non la loro vita o la loro professione. Prima di portare tecnica e tattica nelle giovanili, bisogna cambiare questa mentalità". E se il calcio giocato e' un hobby, quello visto non può che essere uno show. "Si parla dei tanti soldi di questo torneo, degli ascolti tv: ma dei calciatori che tra 30 giorni ricominciano i loro campionati? E poi siamo sicuri che i tifosi vogliano vedere ogni tre giorni un Milan-Juve o un Real-City, e non preferiscano farlo una o due volte l'anno?". Anche Rossi, come molti dei giocatori e dei tifosi, è rimasto impressionato da partite interrotte per tre ore per l'allarme temporali. "Se il pubblico americano assiste a match di football Usa che durano ore, e tra un'azione e l'altra va al fast food, perche' per loro dovrebbe essere strano tornare in campo nel soccer dopo 30' oppure 3 ore? La questione è questa: vogliono americanizzare il calcio, da parte dei proprietari miliardari dei club della MLS c'è la presunzione che si faccia a modo loro. Basket e football Usa sono americani, hanno certe peculiarità; ma il calcio è un'altra cosa, e' mondiale... Volerlo rendere americano e' frutto di pura ignoranza". L'interesse Usa per il soccer sta anche nei fondi che si son presi gran parte della serie A e un po' di Premier. "Investono, e a ragione: sanno che il margine di crescita è alto, lo dimostra il campionato inglese. Ma c'è l'altro lato della medaglia: senza amore non si fa vero calcio". Eppure i giocatori, pur lamentandosi, non si sono ribellati: bastano gli ingaggi stratosferici a spiegare? "Credo sia altro - la difesa di Rossi - Intanto ci sono obblighi contrattuali col club. Poi il fascino di un torneo nuovo. Ma bisognerà tarare tutto, a 32 squadre è troppo. Credo che qualcosa, nel sindacato mondiale, si stia muovendo. Spero in un accordo con Fifa e Uefa".
R.Chavez--AT