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Yuliia,'io oncologa nell'Ucraina in guerra, lotto per la ricerca e i malati'
'36 studi clinici portati avanti nel Paese nonostante conflitto. Scegliamo di costruire'
Ventotto anni ed una grinta che non può non colpire. Yuliia Novytska è una giovane oncologa ricercatrice ucraina. Tiene il suo intervento, centrato sull'impatto della guerra sulla ricerca clinica ed i pazienti, davanti alla platea di oncologi riuniti ad Erice in occasione delle Giornate dell'etica 2026 dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). Fornisce dati a dimostrazione di come si possa continuare a fare ricerca "anche sotto le bombe", e poi aggiunge: "In questa guerra anche io faccio la mia parte, lottando per la ricerca e per i malati". "Noi medici e ricercatori - racconta - è come se stessimo combattendo una 'seconda guerra', accanto a quella sui campi di battaglia: la nostra guerra è quella per continuare ad assicurare a tanti pazienti oncologici l'accesso a cure e farmaci, anche in tale contesto". Questo conflitto, aggiunge, "è devastante e non credo, purtroppo, terminerà presto. Ma, nonostante tutto, il nostro esercito va avanti e tiene duro. Penso sia dunque nostro dovere andare avanti anche noi, ognuno nel proprio ruolo e settore. Ecco perchè non mi arrendo". Ed i risultati le danno ragione: dal 2022, anno di inizio del conflitto con la Russia, sono stati in totale 36 gli studi clinici portati avanti in Ucraina e promossi da enti ed istituti internazionali. Alla domanda come sia stato possibile, risponde senza esitazioni: "Quello che abbiamo fatto, anche come Società ucraina di oncologia clinica Onco Hub, è adottare delle 'strategie di adattamento'. Cosa significa? Di fronte a interruzioni di corrente, ad esempio, abbiamo iniziato ad utilizzare generatori e Starlink; per aggirare le interruzioni di comunicazione, abbiamo promosso la protezione dei dati negli storage cloud. Se la cancellazione dei trasporti aerei minacciava di ritardare la consegna dei farmaci per le sperimentazioni cliniche, abbiamo utilizzato treni ed auto. E se con la guerra l'accesso dei pazienti alle terapie innovative è stato ridotto, abbiamo cercato di trasferirli in centri più sicuri e la partecipazione di pazienti ucraini nelle sperimentazioni all'estero è aumentato". Insomma, afferma Yuliia, "abbiamo fatto di questi 'adattamenti del tempo di guerra' una nostra forza. La guerra, cioè, non rende automaticamente impossibile la ricerca, bensì cambia le condizioni nelle quali la ricerca deve essere condotta". Indubbiamente, la situazione rispetto a prima del conflitto è cambiata radicalmente: "Nel 2022, prima dell'attacco russo - sottolinea la ricercatrice - in Ucraina erano presenti 24 centri statali contro il cancro che fornivano cure e farmaci gratuiti, mentre l'immunoterapia e le molecole innovative erano a carico del paziente, a meno di essere inclusi in qualche sperimentazione clinica. E fino a prima della guerra, ovvero al 2021, l'Ucraina ha ospitato 2500 sperimentazioni cliniche, di cui 500 in ambito oncologico". Oggi, il quadro "è profondamente cambiato ed i pazienti con tumore - dice - in molti casi non possono essere curati in Ucraina: dal 2022 a settembre 2026 sono 1588 i pazienti che hanno fatto domanda per andar all'estero e di questi, 886 sono tati accettati da paesi europei". "Nonostante tutto, però, si può e si deve andare avanti. In tempo di guerra, il futuro può cambiare in un momento. Ma in questo stato di incertezza - è il messaggio conclusivo di Yuliia - noi scegliamo di costruire".
A.O.Scott--AT