-
Woody Allen, satira e curiosità tra cinema, animali e cultura popolare
-
Paura e consenso politico, il ruolo dei meccanismi psicologici nelle scelte elettorali
-
Il Papa al Verano richiama i potenti davanti alle sofferenze delle guerre
-
Serie A, Lazio in testa e Roma trascinata dai gol di Malen
-
Farmaci confezionati per il singolo paziente, la legge apre il nodo dei costi
-
Michigan, una deputata democratica rompe con il partito e sostiene il candidato repubblicano
-
Memorial Ronchi, Seregno vince il Gold e Garbagnate conquista il Silver
-
Massimo Priviero in concerto a sostegno della Pediatria di Magenta
-
Demolizione di San Siro, prosegue il confronto sul futuro dell’area
-
Richiamo filetti di tonno surgelato In's per istamina
-
Milano, il bilocale guida la domanda immobiliare con il 44,7 per cento
-
Manovra 2027: proroga bonus edilizi, ecobonus e nuove regole per gli affitti
-
Antonelli campione del mondo, una stagione costruita senza ambiguità
-
Sinner celebra Antonelli dopo il titolo mondiale conquistato in Formula 1
-
Mercati europei in calo per tensioni Iran-Midterm e risultati tech
-
Supermercati europei nel mirino degli hacker, verifiche sugli impianti italiani
-
Tensione in una moschea di Modena durante un servizio di Fuori dal Coro
-
Midterm negli Stati Uniti, al voto anche 147 referendum statali
-
Cyberattacco ai sistemi frigoriferi dei supermercati, colpita anche l’Italia
-
È morto Giovanni Gentile, editore e presidente della casa editrice Le Lettere
-
Amburgo, occupato il campus dopo le proteste: intervengono reparti speciali
Social e salute, solo l'11% dei professionisti ha una formazione specifica
Indagine di Adoi, il 50% li usa quotidianamente e il 75% chiede linee guida
Il 49,8% dei professionisti sanitari utilizza regolarmente i canali digitali per scopi professionali, ma solo l'11,4% ha ricevuto una formazione specifica sulla comunicazione sanitaria tramite social media. Emerge da una delle più ampie indagini condotte a livello internazionale in merito alla divulgazione medico-scientifica sul web, realizzata dall'Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani (Adoi). Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Dermatology Practical & Conceptual, ha visto il coinvolgimento di un gruppo di lavoro multidisciplinare che ha analizzato un campione rappresentativo di oltre 200 professionisti italiani, tra dermatologi strutturati, medici specializzandi, infermieri e studenti di medicina. L'indagine evidenzia una netta spaccatura tra i più giovani, attivi con disinvoltura su piattaforme come Instagram e TikTok, e colleghi con maggiore esperienza clinica ma distanti dalle logiche della comunicazione digitale. Mentre la disinformazione sanitaria viaggia sui canali digitali, oltre il 75% degli intervistati chiede l'adozione immediata di raccomandazioni ufficiali e linee guida etiche per tutelarsi dai rischi medico-legali e per imparare a tradurre le evidenze scientifiche in un linguaggio accessibile ma privo di distorsioni. "La comunicazione sanitaria online non può più essere lasciata all'improvvisazione o agli algoritmi delle fake news. I social media sono uno straordinario strumento di prevenzione e divulgazione scientifica, ma possono diventarlo appieno soltanto se guidati da competenze adeguate e da un quadro di riferimento etico e condiviso", dichiara Davide Melandri, presidente Adoi.
G.P.Martin--AT