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Leucemia linfatica cronica, combinazione farmaci riduce bisogno di terapie successive
Con acalabrutinib più venetoclax per il 90% dei pazienti nessun altro trattamento a 3 anni
Si ampliano le opzioni terapeutiche per alcuni tumori del sangue: l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti approvato la rimborsabilità della molecola acalabrutinib per il trattamento di prima linea della leucemia linfatica cronica in combinazione con venetoclax, nonché del linfoma mantellare precedentemente non trattato in combinazione con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), e del linfoma mantellare recidivato in monoterapia. Lo studio 'Amplify' ha dimostrato che l'88,5% dei pazienti con leucemia linfatica cronica trattati in prima linea con acalabrutinib, terapia mirata e primo inibitore di Btk di seconda generazione a durata fissa, in combinazione con venetoclax, un nuovo regime completamente orale, non necessita di una nuova terapia di seconda linea dopo tre anni, rispetto al 75,2% dei pazienti trattati con chemio-immunoterapia. Nello studio 'Echo', acalabrutinib in combinazione con chemio-immunoterapia, nel trattamento di prima linea dei pazienti con linfoma mantellare, ha dimostrato una riduzione del 32% del rischio di progressione della malattia o di morte. La leucemia linfatica cronica è la forma più comune di leucemia negli adulti (30% di tutte le diagnosi). In Italia, sono stimati circa 2.750 nuovi casi ogni anno. "Incremento dei linfociti, anemia, ingrossamento dei linfonodi, piastrinopenia sono le principali manifestazioni di questa neoplasia - spiega Paolo Ghia, direttore del programma di ricerca strategica sulla leucemia linfatica cronica all'Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di oncologia medica all'università Vita-Salute San Raffaele -. La chemio-immunoterapia, che un tempo rappresentava lo standard di cura in prima linea, oggi è superata dalle terapie mirate, costituite dagli inibitori di Btk e di Bcl-2. Il nuovo regime è a durata fissa, pari a 14 cicli da 28 giorni: 2 con acalabrutinib, seguiti da 12 con acalabrutinib più venetoclax e sono state osservate risposte globali profonde e durature, che hanno raggiunto il 92,8% con acalabrutinib più venetoclax, rispetto al 75,2% con chemio-immunoterapia".
P.A.Mendoza--AT