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Obesità, se si perde peso anche il grasso diventa più buono
Si riduce l'effetto infiammatorio e l'attività pro-diabete del tessuto adiposo
Perdere peso non riduce solo la quantità di grasso, ma induce anche una trasformazione benefica nel tessuto adiposo residuo. È il dato che emerge da uno studio coordinato da ricercatori della University of Southern Denmark di Odense in Danimarca e pubblicato sulla rivista Nature Metabolism. Il grasso non è un tessuto inerte: "svolge un ruolo importante nell'omeostasi energetica" e "di fonte endocrina di ormoni metabolici", spiegano i ricercatori. Quando è in eccesso, si verificano "cambiamenti sostanziali sia nella composizione cellulare sia nell'architettura del tessuto adiposo". Inoltre, favorisce fenomeni infiammatori e problemi metabolici. Lo studio ha voluto verificare se un forte dimagrimento, ottenuto con un intervento di chirurgia bariatrica, fosse in grado di 'riprogrammare' in direzione più sana il tessuto adiposo delle persone obese. "Quando abbiamo analizzato i campioni di tessuto adiposo prelevati due anni dopo l'intervento chirurgico, a seguito di una notevole perdita di peso, i cambiamenti sono stati sorprendenti. Il numero di cellule immunitarie è stato notevolmente ridotto e diversi tipi di cellule immunitarie sono arrivate a livelli normalmente osservati negli individui magri", spiega la prima firmataria dello studio Anne Loft. "Questo è uno dei miglioramenti più importanti dopo la perdita di peso perché le cellule immunitarie contribuiscono all'infiammazione e alla riduzione della sensibilità all'insulina nel tessuto adiposo", un fattore di rischio per lo sviluppo di diabete, aggiunge. Risultati simili - seppure in misura ridotta - sono stati osservati anche con una piccola perdita di peso. Secondo i ricercatori, il messaggio che arriva dallo studio è importante: "Dopo un'importante perdita di peso, il tessuto adiposo assomiglia in gran parte a quello degli individui magri, suggerendo che la "memoria" dell'obesità non è così persistente come si pensava in precedenza", conclude la coordinatrice dello studio Susanne Mandrup.
W.Moreno--AT