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'Sos cure, attesa domani sentenza Tar sul Tariffario nazionale'
FederAnisap:'Se parere negativo a rischio strutture accreditate'
E' attesa per domani la sentenza del Tar sul tariffario che regola il costo delle prestazioni erogabili. Un parere che, secondo la FederAnisap - l'Associazione nazionale delle Istituzioni sanitarie ambulatoriali private - se fosse negativo, costringerebbe i cittadini a pagarsi da soli le cure o a rivolgersi esclusivamente alla sanità pubblica aumentando le liste d'attesa e la povertà sanitaria. "Milioni di prestazioni - afferma Rufini - che sono ora garantite, andrebbero perdute e milioni di cittadini italiani non si potrebbero più curare". I sindacati, con la petizione, avviata tre settimane fa e che ha raccolto un milione di firme, ribadiscono l'importanza del diritto alla salute che sia uguale per tutti e che non conosca differenze di portafoglio: "principio cardine - affermano - su cui si fonda la Costituzione". "Le tariffe introdotte dal recente Decreto ministeriale di fine dicembre - dice l'avvocato Luca Barone di Legal Healthcare, il team, coordinato dagli avvocati Alberto Polini, Antonella Blasi, Andrea Camporota, Anita Mangialetto e Alessandro Diotallevi, che sta seguendo il ricorso sotto il profilo giuridico - non tengono conto dell'incremento dei costi e delle difficoltà operative causate dalla pandemia e dalla crisi economica. L'istruttoria che ha condotto all'approvazione delle tariffe è risultata inoltre incompleta e lacunosa. Non è stata garantita una rappresentazione adeguata dei costi reali e delle esigenze delle strutture sanitarie accreditate. Senza dimenticare l'evidente violazioni dei principi costituzionali". Una questione dunque delicata che ha avuto il sostegno anche di Aiop , l'Associazione italiana ospedalità privata, e del suo presidente Gabriele Pelissero. "Le decisioni del Tar -sottolinea Giovanni Onesti, direttore generale di Aisi, l'Associazione che raggruppa le imprese sanitarie indipendenti - andranno a scapito dei grandi gruppi, che rappresentano il 40% delle strutture accreditate, ma ancor di più del restante 60% gestito da singoli imprenditori. Il rischio è che molte di queste realtà saranno costrette a chiudere o ad erogare prestazioni in regime privatistico".
A.Anderson--AT