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'The Boys of Dungeon Lane', McCartney canta il mondo prima dei Beatles
I ricordi dell'artista nel nuovo disco da solista, c'è anche Ringo
(di Gioia Giudici) L'infanzia nella Liverpool del Dopoguerra, la tenacia dei genitori, le prime avventure condivise con George Harrison e John Lennon, prima che il mondo sentisse parlare dei Beatles: 'The Boys of Dungeon Lane' non è solo il diciottesimo album solista di Paul McCartney, ma la porta d'accesso a un mondo prima della fama, quello di 'Dungeon Lane', cantato nel singolo 'Days We Left Behind', un brano essenziale e profondamente intimo che cattura il nucleo emotivo del progetto. "Per me questa canzone è davvero un ricordo. Il titolo dell'album - racconta Sir Paul - deriva da un verso di questo brano. Stavo proprio pensando a questo, ai giorni che mi sono lasciato alle spalle, e spesso mi chiedo se non stia semplicemente scrivendo del passato, ma poi penso: come si può scrivere di qualcos'altro? Sono solo tanti ricordi di Liverpool. C'è una parte nel mezzo che parla di John e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un posto chiamato Speke, un quartiere piuttosto popolare. Non avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non possedere molto". Per tornare a quel clima, nell'album McCartney ha suonato quasi tutti gli strumenti da solo, come aveva fatto per il suo debutto solista nel 1970 e come gli ha suggerito di fare il nuovo produttore Andrew Watt, dopo averlo sentito provare un accordo da cui è poi nato il brano di apertura dell'album, 'As You Lie There'. L'album è stato poi registrato tra una tappa e l'altra di un tour mondiale durato cinque anni, tra Los Angeles e il Sussex. Ne è nato un sound che spazia dal rock nello stile dei Wings alle armonie in stile Beatles, fino ai groove in stile McCartney, dove la narrazione è sempre guidata dalla melodia, sul filo dei ricordi dell'ex Beatles. E in un caso, quello del singolo 'Home to Us', di Ringo Starr. "Ringo - ricorda McCartney - è passato in studio e ha suonato un po' la batteria. Ho detto ad Andrew che avremmo dovuto registrare un brano e mandarglielo. Quindi questa canzone è stata pensata interamente per Ringo. Nello scrivere la canzone parlo delle nostre origini. Come per molte persone, si parte dal nulla e ci si costruisce da soli. Ringo era di Dingle, ed è stata dura. Ha raccontato che veniva derubato mentre tornava a casa, perché lavorava. Anche se era pazzesco, per noi era casa. Ho scritto la canzone partendo da quell'idea e l'ho mandata a Ringo. Lui mi ha rispedito una versione in cui aveva aggiunto solo qualche riga al ritornello, così ho pensato che forse non gli piacesse. L'ho chiamato e mi ha detto che pensava volessi che cantasse solo una o due righe, e io gli ho detto che mi sarebbe piaciuto sentirlo cantare tutto il brano. Così abbiamo preso la mia prima strofa, la seconda di Ringo, e abbiamo fatto un duetto", il loro primo in assoluto, a suggello di una storia comune iniziata a Liverpool e dintorni. Ragazzi che si muovevano in autostop perché avevano pochi soldi, come canta Paul in 'Down South': "Penso spesso - ammette - a John e George. Facevamo l'autostop prima dei Beatles. Erano i tempi in cui si poteva fare, ora avverto i miei nipoti di non farlo perché ci sono troppi matti in giro. Non sembrava che ce ne fossero così tanti allora, probabilmente sì, ma ci si sentiva più sicuri. Così ho proposto a George: 'Dovremmo fare l'autostop?' E lui ha risposto 'Sì, va bene'". E ce ne sarebbero tante altre storie - conclude McCartney - di quel periodo magico, quando Paul e gli altri erano ancora e solo 'The Boys of Dungeon Lane'.
N.Mitchell--AT
