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Migliaia protestano in Brasile contro l'amnistia a Bolsonaro
La sinistra nelle piazze. Lula: 'Il popolo non vuole impunità'
Migliaia di persone hanno protestato ieri in Brasile contro una possibile amnistia per l'ex presidente Jair Bolsonaro e i suoi alleati, condannati per tentato colpo di Stato. Le manifestazioni, indette da artisti e gruppi di sinistra, avevano nel mirino anche la Proposta di emendamento costituzionale (Pec), approvata alla Camera dei deputati, che renderebbe più difficile arrestare o perseguire i parlamentari. A San Paolo 42.400 persone hanno partecipato agli atti, mentre a Rio de Janeiro erano 41.800, secondo le stime del Monitor del dibattito politico dell'Università di San Paolo e dell'ong More in Common. Per gli esperti, i numeri nelle due città più grandi del Paese sudamericano sono stati i più alti per una manifestazione di sinistra dalla vittoria del presidente Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni del 2022. In un post su Instagram pubblicato la notte scorsa, Lula ha dichiarato che le proteste di domenica "dimostrano che il popolo non vuole impunità o amnistia". Il leader progressista (che si trova a New York per partecipare all'80/a Assemblea generale delle Nazioni Unite) ha affermato di essere "dalla parte del popolo brasiliano". Politici di destra e alleati di Bolsonaro hanno usato a loro volta i social per criticare le proteste. Il capogruppo del Partito liberale alla Camera, Sóstenes Cavalcante, ha utilizzato una foto che mostra il cantautore Caetano Veloso nel 1975 con un cartello con la scritta "censura no, amnistia sì"; sull'altra metà dell'immagine si vede il cantante nel 2025 che difende "censura sì, amnistia no". Veloso - che venne arrestato durante la dittatura militare in Brasile (1964-1985) - è stato tra i primi artisti a convocare le proteste e ieri ha partecipato alla manifestazione di Copacabana insieme ad altri colleghi.
G.P.Martin--AT