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Vittima cognato di boss mafia turca ma delitto non collegato
La Polizia, coordinata dalla Procura di Monza, ha fermato tre persone accusate di omicidio aggravato, rapina aggravata, incendio e distruzione di cadavere per l'omicidio di un italiano, di origine turca trovato carbonizzato, il 23 luglio scorso, in un appartamento a Sesto San Giovanni. Il gruppo è composto da un italiano, un albanese e da una donna italiana. Secondo gli accertamenti svolti dalla Sezione Omicidi della Squadra mobile della Questura di Milano, l'uomo era stato colpito da circa trenta fendenti, dopodiché i suoi aggressori avevano tentato di distruggere le prove dando fuoco al cadavere e all'appartamento. Gli investigatori della Mobile hanno ricostruito la storia della vittima e la sua rete di amicizie, e hanno individuato le tre persone che, per varie ragioni, avevano maturato un profondo astio nei confronti dell'uomo, fino a decidere di ucciderlo. Con l'analisi delle telecamere, dei tabulati telefoni e le attività di intercettazione, è stato poi possibile ricostruire gli spostamenti dei tre, individuando i vari ruoli nella notte dell'omicidio. Hayati Aroyo, 62 anni, era cognato del boss della mafia turca Huseyin Sarai, ucciso a Crotone il 31 gennaio 2005 proprio mentre la vittima di Sesto San Giovanni era al volante dell'auto ma il suo omicidio non sarebbe connesso agli affari criminali della famiglia. Alla sua identificazione certa, per via dello stato del corpo, gli agenti della Mobile giunsero alcuni giorni dopo grazie alle impronte digitali e all'Autorità giudiziaria turca. L'italo turco si trovava in un appartamento che gli era stato prestato da uno studente ventenne che per due mesi era andato in vacanza.
R.Chavez--AT
