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Mai definita la temperatura massima per lo stop al lavoro degli chef in cucina
Cuoco non è mestiere usurante.Appello Restworld per fondi per messa in sicurezza strutture
Il caldo estremo perdurante per mesi dell'estate in corso e il recente caso dello chef Marco Barsi, deceduto a Forte dei Marmi per un malore, mette in luce un vuoto normativo che pesa su lavoratori e imprese della ristorazione: non esiste una temperatura massima oltre la quale il lavoro in cucina debba essere sospeso. Il D. Lgs. 81/2008, infatti, indica di rispettare delle generiche condizioni adeguate, senza stabilire una soglia sulla temperatura. E il mestiere del cuoco non è riconosciuto tra i lavori usuranti. A segnalarlo è Restworld, piattaforma specializzata nel mercato del lavoro della ristorazione, che da inizio agosto ha ricevuto centinaia di segnalazioni dalle cucine professionali di tutta Italia: le immagini, inviate direttamente da cuochi e ristoratori, mostrano termometri che registrano temperature estreme durante il servizio, arrivando anche fino a 51,4 gradi documentati nella zona del cosiddetto pass. E diverse testimonianze dichiarano picchi anche superiori. L'agenzia lancia, in una nota, un appello al Ministero del Lavoro e al Mimit per istituire un fondo per mettere in sicurezza le strutture. "La gestione del rischio viene affidata alle singole valutazioni aziendali", sottolinea Luca Lotterio, founder di Restworld. secondo il quale "il riconoscimento del lavoro in cucina come attività usurante è una riflessione che il Paese dovrebbe iniziare ad affrontare. È una battaglia che può unire lavoratori e ristoratori seri, perché entrambi hanno interesse a rendere le cucine luoghi di lavoro più sicuri e sostenibili".
Ch.P.Lewis--AT